Aidone

Aidone ha una storia ricca, profondamente intrecciata alle vicende politiche cruciali della Sicilia, importante per la sua posizione strategica, nel cuore dell’isola, possiede un’interessante centro storico, con un ricco patrimonio architettonico e artistico testimoniato dai suoi monumenti ed è circondata da un territorio ricco di bellezze naturali incontaminate.

Sorge sui monti Erei, a sud-est della provincia di Enna, a 850 m s.l.m. su terreni costituiti da arenarie, sabbie ed argille sabbiose. La sua posizione dominante sulla piana di Catania consente di ammirare l’Etna, i Nebrodi, il Mar Jonio, è, per questo, soprannominata il “balcone di Sicilia”. Il suo territorio, esteso per circa 210 kmq, è molto vasto se rapportato al numero di abitanti e all’estensione del centro abitato; presenta una straordinaria varietà di scenari naturali, è attraversato dal fiume Gornalunga, un affluente del Simeto, che oggi, come quasi tutti i fiumi della Sicilia, ha carattere torrentizio, il lago d’Ogliastro situato al confine con la provincia di Catania, è artificiale realizzato negli anni ’60 grazie alla costruzione di uno sbarramento in terra battuta sul fiume Gornalunga, aggiunge una nota di colore al paesaggio. Il territorio è, inoltre, coperto ad ovest da una fitta coltre di boschi, sia naturali che artificiali, il bosco di Rossomanno che condivide con la città di Piazza Armerina ed Enna, ospita una numerosissima fauna selvatica costituita da vari volatili (gheppi, ciance, poiane, passeracei), istrici, donnole, martore, gatti selvatici, oltre ai più diffusi conigli, volpi e lepri. E’ possibile, inoltre, l’avvistamento di alcuni esemplari di daini. La particolare conformazione topografica del territorio, che dalla quota minima di 200 metri sale fino a 900 metri, dà luogo ad una grande varietà di vegetazione, che cambia continuamente aspetto.

Nel corso dei secoli, l’odierna città di Aidone ha assunto svariati nomi, quali Herbita, Erbissina, Aydùni. La privilegiata condizione idrografica del suo territorio pare abbia dato origine alla denominazione del centro urbano, fatta derivare dalla voce Ayndun che in arabo significa “superiore fonte di acque”. Qualcuno, invece, suggestionato dal celebre mito di Cerere, Proserpina e Plutone, così diffuso in area mediterranea, ma soprattutto così radicato in Sicilia, volle trovare nella favola antica stretti legami con il sito. Pare che Aidoneus, così era appellato il dio Ade-Plutone, dopo il rapimento di Proserpina presso il lago di Pergusa, avrebbe sostato sul colle di Aidone prima di imboccare la via dell’Ade, presso Siracusa. Qualcun altro vuole ancora che il nome derivi da un vocabolo greco che significa “usignolo”, un tempo abitatore non raro delle alture vicine.

Aidone è stata spesso motivo di conflitto tra le varie genti che dominavano o cercavano di conquistare la nostra isola e nel suo territorio considerevoli reliquie dei vari passaggi, più o meno duraturi nel tempo, si accostano o si sovrappongono le une alle altre in un mirabile intreccio che fa della sua storia una piccola ma completa sintesi della storia della Sicilia. Non è stata ancora accertata con precisione l’epoca che diede i natali alla città. Alcuni storici ritengono che sia stata fondata da gente di Morgantina in seguito a una deportazione in massa degli abitanti della città, ordinata da Ottaviano, dopo aver soffocato la rivolta di Sesto Pompeo (43-36 a.C.), a favore del quale i Murgentini si sarebbero schierati. Altri invece fanno risalire la sua nascita ai tempi della conquista della Sicilia da parte degli Arabi che nell’862 d.C. vi avrebbero costruito un fortilizio attorno a cui si sarebbe sviluppato il primo nucleo del paese. Probabilmente, però, Aidone esisteva già al tempo della dominazione araba. Ma solo con i Normanni il paese acquista dignità di entità territoriale autonoma di valore strategico e di rilevanza politica per l’aumento demografico e per la perfetta organizzazione sociale apportatavi dalla colonia militare lombarda giunta al seguito di Ruggero d’Altavilla, detto il Normanno. In linea con questa ipotesi la maggior parte della tradizione storica e documentaria è stata sempre concorde nell’attribuire la sua nascita, tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, al gruppo di coloni lombardi, che qui, come altrove, importò la propria lingua appartenente al ceppo degli idiomi definiti gallo-italici dagli studiosi del secolo scorso, ancora oggi parlati in varie località della Sicilia.

Tutto il centro urbano per la tipologia edilizia, per il peculiare tessuto urbanistico, con andamenti curvilinei che seguono la naturale pendenza del terreno, oltre che per i monumenti, costituisce un grande patrimonio da rispettare e salvaguardare. E’ caratterizzato da manufatti edilizi di pregevole fattura, dei quali alcuni conservano gli originari caratteri, mentre la maggior parte ha subito rimaneggiamenti e restauri in seguito al sisma del 1963; l’impianto generale è preservato in uno stile influenzato dal barocco imperante in Sicilia.

Il castello Normanno, detto “Castellaccio”, costruito nel punto più alto della città, in posizione strategica, permetteva di controllare le principali vie di comunicazione della Sicilia centrale. Riedificato in epoca normanna, probabilmente fu preceduta da una fortificazione saracena. Il Castello fu abitato nel 1411 dalla Regina Bianca di Navarra intenta a ricevere gli omaggi di obbedienza e fedeltà di città e feudatari. Cadde in rovina in seguito al terremoto del 1693 e successivamente venne abbandonato.

La chiesa di San Lorenzo, dedicata al Santo Patrono della città, venne costruita dai Normanni nell’XI secolo. Della costruzione medievale rimane solo il portale gotico ad arco acuto e i contrafforti laterali, unici elementi resistiti al terremoto del 1693. Con la ricostruzione furono aggiunte le cappelle laterali e il campanile, mai completato. Tracce dell’antica struttura sono visibili nei grandi conci parietali scoperti nella sacrestia, in corrispondenza dall’area absidale. La facciata venne ricostruita nel ‘700 ricollocando il materiale antico accanto a conci regolari.

La chiesa di San Leone secondo la tradizione fu la prima chiesa del paese, dedicata al papa Leone II poco dopo la sua canonizzazione. Per costruirla gli aidonesi utilizzarono conci di pietra provenienti dal tempio arcaico della Cittadella, dove sorgeva anche un convento benedettino. Fu restaurata, una prima volta, nel 1599, dal barone Lorenzo II Gioieni, e una seconda dopo il 1693 per riparare i danni provocati dal terremoto; a quest’epoca risale il portale esterno di stile barocco, formato da un arco a tutto sesto, fiancheggiato da due mezze colonne con capitelli corinzi, su cui poggia un architrave con dei rilievi.

La chiesa di Sant’Antonio Abate risalente anch’essa ai Normanni, venne costruita fuori le mura, immersa nella quiete di una campagna verdeggiante. Il tempio è affiancato da un robusto campanile restaurato nel ‘700, quando se ne completò la cima con una svettante copertura conica rivestita di mattoni multicolore disposti a giri concentrici, che ribadisce l’idea secondo la quale l’edificio era adibito a moschea dai saraceni, qui un tempo presenti. I resti di un portale inglobato nella facciata meridionale denunciano l’antica origine e le manomissioni sopravvenute, mentre il portale principale, con le sue ripetute strombature e con la bicromia dei conci dei piedritti, rivela preferenze artistiche risalenti ad un’epoca in cui si risentiva l’influsso di abili maestranze musulmane.

La chiesa di Santa Maria la Cava è uno dei monumenti più antichi, fu fondata con il nome di Santa Maria Lo Plano da Adelasia, nipote del conte Ruggero, come si legge in un diploma del 1134. Dell’impianto medievale conserva solo l’abside e la torre. L’attuale facciata, incompleta, è il frutto di un ambizioso progetto tardo seicentesco per una chiesa a tre navate. Il rapporto simmetrico dei portali è andato perduto nell’ultimo radicale restauro, completato nel 1940: per ampliare la capacità di accoglienza della chiesa, si eliminò l’alta gradinata interna, fu innalzato il portale centrale e si aggiunse l’alto sagrato semidecagonale. Fu abbandonato definitivamente il progetto di una chiesa a tre navate e si ricavarono due cappelle sul lato occidentale e dei locali adibiti ad asilo sul lato orientale. Per ricordare le origini normanne l’interno dell’abside fu riportato alla nuda pietra ponendosi perciò in netto contrasto con il sistema decorativo dominato dagli affreschi della pittrice Clelia Argentati. Sulla piazza Cordova si affaccia la Torre Adelasia, che oggi costituisce la torre campanaria dell’annessa chiesa di Santa Maria La Cava, ma in origine era una delle torri di difesa lungo le mura che costeggiavano le pendici occidentali del borgo normanno. Dell’impianto originario, di epoca normanna, conserva il piano inferiore dall’alto portale ogivale e, all’interno, la volta a crociera. Nei secoli ha subito molti rimaneggiamenti e sovrapposizioni in diversi stili: il secondo piano seicentesco in stile gotico – catalano e il piano superiore di epoca settecentesca.

La chiesa di San Domenico fu costruita nel XV secolo e ha subito rimaneggiamenti in seguito al terremoto. Vanta un’elegante facciata nella quale alte paraste di pietra arenaria inquadrano un paramento murario di pietra calcarea bianca a bugne, motivo decorativo detto “a punta di diamante”. Questo motivo decorativo in pietra bianca, esaltato dal contrasto della cornice in arenaria, rappresenta un unicum in un edificio religioso, gli altri esempi conosciuti, infatti, appartengono tutti all’architettura civile. Attaccato al lato est della chiesa sorge il Convento dei Domenicani che fu sede di un’intensa vita religiosa e culturale fino alla scomparsa dei Domenicani da Aidone. Dopo il crollo nella seconda metà del ‘900, il convento è stato restaurato ed attualmente i locali sono vuoti e in attesa di essere utilizzati.

La chiesa di Sant’Anna ha origini molto antiche, la tradizione vuole addirittura che fosse una moschea. Le sue fattezze attuali risalgono al XVII sec. L’edificio, ad una sola navata, presenta uno stile architettonico semplice e disadorno che contrasta con la ricchezza barocca dell’altare centrale, finemente decorato con tarsie marmoree bicrome, bianche e nere. La chiesa affiancava il Convento dei Padri Riformati, di cui resta il chiostro porticato con arcate sagomate da mattoni in cotto e poggianti su esili colonne in stile dorico.

La città è dotata di altri luoghi di pregio.

La Biblioteca comunale, fondata nel 1865 e dedicata a Gaetano Scovazzo, è ospitata nei locali dell’ex convento dei Carmelitani, annesso alla chiesa della Madonna Del Carmelo. Dopo la soppressione delle corporazioni religiose tutti i preziosi volumi provenienti dai vari Conventi furono in essa conservati. Attualmente vi si contano circa 30 mila volumi, fra i quali gli incunaboli e alcune centinaia di cinque centine. La biblioteca conserva, inoltre, le divise ministeriali di Camillo Benso conte di Cavour e di Filippo Cordova.

Il Museo Archeologico è stato inaugurato nel 1984, e si trova presso l’ex convento dei Cappuccini costruito tra il 1611 e il 1613. Nel 1963 l’edificio abbandonato venne rivalutato grazie all’idea di realizzazione di un museo dove destinare i resti di Morgantina. Si accede al museo dalla chiesa di San Francesco la cui navata è in parte utilizzata come sala per le conferenze. I materiali esposti provengono dagli scavi condotti, a partire dagli anni ’50, dagli archeologi dell’Università di Princeton e illustrano la storia di Morgantina dall’età del bronzo all’età romano-repubblicana. L’ordinamento delle collezioni è cronologico e tematico. L’esposizione dei reperti è corredata da carte topografiche e pannelli esplicativi. Tra i reperti di maggior pregio rientra la cosiddetta Venere di Morgantina, illecitamente acquisita dal Paul Getty Museum di Malibu, rientrata nel suo territorio d’origine nel 2011 a seguito di un’intensa e laboriosa trattativa, insime ai 15 meravigliosi argenti ellenistici, che in maniera ugualmente illegale sono pervenuti al Metropolitan Museum of Art di New York e gli Acroliti.

La Villa Comunale situata lungo la dorsale est della collina che costituisce il margine estremo dell’abitato, è d’impianto ottocentesco. Seppur marginale rispetto al perimetro urbano, essa costituisce un forte polo di aggregazione per gli abitanti. Si dispone secondo le curve di livello del pendio ed è arricchita da esemplari arborei. La sua caratteristica principale è, però, la veduta ad ampio raggio che offre verso la piana di Catania, l’Etna, i paesi limitrofi e il lago d’Ogliastro. Il corso Vittorio Emanuele è l’asse panoramico principale della villa.

Silenziosi testimoni di un passato ormai tramontato, disseminate nel territorio restano numerosissime masserie, grandi edifici adibiti al controllo delle attività del latifondo di cui costituivano il centro direzionale e operativo. Tali costruzioni riproducevano, in parte, le forme degli antichi insediamenti rurali denominati "torre" o "castello" e costituivano l'avamposto di raccolta dei prodotti agro-pastorali, assumendo, nel tempo, altre funzioni fondamentali per il sistema socio-economico e relazionale dell'epoca: luoghi per l'immagazzinamento e la lavorazione dei prodotti, aree di sosta nei percorsi della transumanza, punti cardine nella viabilità rurale, luoghi di residenza temporanea dei braccianti.

Anche delle numerose miniere, ormai completamente abbandonate, si conservano ancora notevoli testimonianze, la maggiore di esse, denominata Baccarato, attiva dal 1859 fino al 1975, conserva gli edifici, ormai diroccati, dei diversi fabbricati di servizio della struttura, mentre della miniera sono ancora visibili e in buono stato di conservazione il castelletto in muratura, gli aeratori, i resti di qualche calcherone e di qualche forno.

Emergenza territoriale fondamentale per la città di Aidone è il sito archeologico di Morgantina. Nel corso della sua lunga storia ha vissuto alcuni tra i momenti cruciali per la Sicilia orientale: l’arrivo dei Siculi dal continente attorno al 1000 a.C., la colonizzazione greca della costa dall’VIII secolo a. C., la creazione del regno siracusano di Gerone II, le guerre fra Roma e Cartagine nel III secolo a. C. e, infine, l’insediamento di mercenari di origine spagnola, dopo la conquista romana dell’intera isola. Questi avvenimenti coinvolsero i due siti di Morgantina topograficamente distinti: quello arcaico sulla collina isolata, la Cittadella, dove i Siculi, o Morgeti, fondarono la comunità che sarebbe diventata Morgantina, e quello più recente, in contrada Serra Orlando, dove fu fondata una città il cui schema urbanistico a maglia ortogonale, è ascrivibile al periodo ellenistico. Per il suo insediamento sulla cresta di colline a strapiombo da nord e da sud, Morgantina costituiva una valida difesa naturale dagli attacchi; divenne, inoltre, per la sua posizione centrale nell’ambito della Sicilia, un centro molto importante di scambio e di commercio. La fine della città avvenne nella seconda metà del I secolo a.C. ed è da mettere in relazione con il sistema agrario romano, che privilegiava le grandi tenute lavorate da una manodopera di schiavi, piuttosto che proprietà appartenenti ai cittadini di una polis autonoma. Da quel momento il sito non venne più riabitato, addirittura, i Normanni fecero dei resti dell’antica città una cava di pietra per la costruzione di edifici rurali, e anche per le chiese e le case di Aidone. Gli scavi archeologici, iniziati nel 1955 ad opera di una spedizione statunitense dell’università di Princeton, hanno in parte ritrovato le antiche vestigia auliche dell’insediamento

Il Castello di Pietratagliata di difficile datazione, ha una struttura che più che ad un vero e proprio castello, si rifà a un’inaccessibile fortezza di avvistamento su un territorio molto esteso. Fu edificato a picco su una cresta rocciosa che determina uno sbarramento della valle dove scorre il torrente o vallone Gresti che affluisce nel Gornalunga. Il nome Pietratagliata trae, infatti, origine dalla sua struttura intagliata nella roccia. La fortezza, dall’alto della sua imponenza, sorveglia e contempla gli sconfinati orizzonti siciliani ed emana un misterioso fascino.

Le numerose tradizioni e feste che si susseguono nel corso dell’anno contribuiscono ad incrementare il già ricco patrimonio della città. Quasi tutte le feste sono di ispirazione religiosa spesso frammista a elementi di folklore locale molto radicato. La tradizione più importante e sentita è senza dubbio quella pasquale della Settimana Santa è una complessa rappresentazione sacra con un forte carattere di teatralità che inizia la Domenica delle Palme e si protrae per tutta la settimana fino al giorno di Pasqua.

Altra importante festività religiosa è quella dedicata il primo maggio a S. Filippo Apostolo, santo miracoloso, la cui statua è conservata nella chiesa di S. Maria La Cava, meglio conosciuta come santuario di S. Filippo, mèta ogni anno, per tutto il mese di maggio, di migliaia di pellegrini che giungono a piedi da moltissimi paesi della Sicilia, attraversando, alla fine di esso, a piedi nudi o trascinandosi sulle ginocchia, la distanza dal sagrato fino alla postazione dove è esposta la statua del santo all’interno della chiesa, per rendergli omaggio, ringraziarlo delle grazie ricevute e sciogliere i voti con donazioni di denaro, con offerte di ceri o di riproduzioni in cera a grandezza naturale degli arti miracolati.

RTC - Flavia Calcagno

Evoluzione Demografica

Coordinate: 37°25′00″N 14°27′00″E (Mappa)

Altitudine 800 m s.l.m.

Superficie 209,58 km²

Abitanti 4929[1] (31.12.2011)

Densità 23,52 ab./km²

Frazioni Baccarato

Comuni confinanti Enna, Mineo (CT), Piazza Armerina, Raddusa (CT), Ramacca (CT)

Cod. postale 94010

Prefisso 0935

Fuso orario UTC+1

Codice ISTAT 086002

Cod. catastale A098

Targa EN

Cl. sismica zona 2 (sismicità media)

Cl. climatica zona D, 1 763 GG[2]

Nome abitanti aidonesi

Patrono San Lorenzo

Giorno festivo 10 agosto

Geografia

Aidone sorge sui monti Erei, nel sud est della provincia di Enna, da cui dista 35 km, e ai confini con quella di Catania, con cui condivide il lago Ogliastro. Il suo territorio è attraversato dal fiume Gornalunga, un affluente del Simeto. Il centro abitato è posto oltre i 700 m s.l.m., con punte che superano gli 800 m.

Il suo territorio, esteso per 209,58 km², è molto vasto se rapportato al numero di abitanti e al centro abitato. Sulle contrade Sella Orlando, san Francesco e Cittadella si estende il parco archeologico di Morgantina. Il lago Ogliastro raccoglie le acque del Gornalunga e irriga gran parte dei terreni appartenenti al Consorzio di Caltagirone; alla contrada Baccarato appartiene la miniera di zolfo, ora in disuso e il borgo dell'epoca della Riforma agraria. Vi è inoltre l'invaso mai completato del fiume Pietrarossa che avrebbe allagato un sito di epoca romana.

Storia

Secondo alcuni studiosi, Aidone fu fondata alla fine dell'XI secolo dai Normanni, durante la conquista della Sicilia e la cacciata degli arabi; ma è molto più probabile che i Normanni si siano limitati a rifondare e ripopolare un borgo già esistente strappato ai Saraceni. I fratelli Altavilla, che guidarono la conquista, condussero a ripopolarlo i lombardi, che avevano contribuito all'impresa e che in buona parte provenivano dal Monferrato.[6]. A questa sorta di colonizzazione si fa risalire l'origine del dialetto aidonese.