calascibetta

 

(il nome deriva dall'arabo Càlat che significa roccaforte naturale e Xibet è il nome del monte sul quale sorge la città) si trova all'estremo nord della Valle di Noto, tra il fiume Simeto e l’Imera, dista circa 6 Km da Enna, è situata all’altitudine di 878 metri sul livello del mare. Il suo territorio confina a Sud-Sud Est con quello di Enna, ; a Nord Est col territorio di Leonforte; a Nord col territorio di Nicosia; a Ovest col territorio di Villarosa. I suoi abitanti, i calascibettesi (o xibetani), sono 4585. Ha una storia che la vede protagonista di importanti vicende, queste la portarono ad essere la 24° città del Parlamento Siciliano e Capocomarca di sette comuni, sotto dominazione spagnola. Le tracce della presenza dell'uomo nel territorio della città sono documentate già all'età del rame da vari reperti visionabili presso i musei di Enna e Siracusa, mentre altri beni della città sono esposti in vari musei, tra cui il museo Diocesano di Caltanissetta, attuale diocesi di Calascibetta. Nel territorio è presente anche un antico sistema viario, le regie trazzere (cioè strade dritte) che, disposte a raggiera, con una larghezza di 36 metri e una consistenza effettiva molto ridotta, collegavano la città con le zone più esterne dell'isola e, soprattutto, con i suoi più importanti porti.

CENTRO STORICO

I primi insediamenti dell’uomo sulla vetta del monte Xibet, oggi sono testimoniati dalle numerose grotte e caverne scavate nella roccia calcarea visibili in via Carcere, (accessibile percorrendo via Conte Ruggero, salendo dalla piazza) in pieno centro storico. Queste grotte creano un reticolo all’interno della cima del monte, poi, con lo sviluppo urbano vennero ricoperte, infatti non è strano trovare abitazioni che presentano grotte al loro interno. Sulla cima del monte Xibet, l’emiro arabo Abul El-Abbas fece costruire un piccolo forte racchiuso da tre torri poste in direzione delle tre valli in cui gli stessi arabi avevano suddiviso la Sicilia.

Calascibetta presenta diversi quartieri che sono la testimonianza delle varie dominazioni che si sono susseguite nel tempo sulla città dalla nascita del quartiere arabo nell’851 e dalla fondazione vera e propria ad opera del Conte Ruggero d' Hauteville (d’Altavilla) nel 1062. Il centro si sviluppa in tre aree distinte: il nucleo medievale (in cui si integra il quartiere arabo) nella parte alta dell’abitato, attorniato da mura e torri, che comprende la Regia Cappella Palatina e la Torre Normanna, una seconda area si trova nella parte bassa dell’attuale centro urbano presso l’ex Ospedale di Santa Barbara, di cui è tutt’ora visibile la congrua chiesa sconsacrata, la terza area è il nuovo quartiere ebraico il cui cuore è la via Faranna, posto all’esterno del quartiere medievale, distante circa 200 metri da esso, dalla cui distanza, poi nacque l’attuale piazza principale del paese, Piazza Umberto I, tra le più grandi dei centri storici della provincia. Tra i dominatori, si ricordano i normanni e la loro guida, il Conte Ruggero d’Altavilla, che contribuì enormemente allo sviluppo della città, usata come roccaforte per assediare i Saraceni stabilitisi a Enna. Calascibetta prese i titoli di “Urbs Victoriosa et Fidelissima” (scritta riportata sullo stemma della città), come onorificenze alla fedeltà dimostrata dagli xibetani nel 1535 e nel 1629 quando riscattarono la città.

SITI ARCHEOLOGICI

Nel territorio di Calascibetta sono presenti diversi e meravigliosi siti archeologici, che a partire dal III millennio a.C. hanno visto il susseguirsi di abitanti e di usi diversi fino al medioevo, lasciando tracce miste e, ad oggi, difficili da decifrare.

Necropoli di Realmese

In contrada Realmese, lungo la regia trazzera Calascibetta – Gangi si può ammirare la necropoli di Realmese del IX e VI sec. a.C., presenta 288 tombe a groticella di tipo Pantalicano. I reperti di questo sito sono molteplici e sono conservati presso il Museo Regionale Paolo Orsi di Siracusa insieme ad una gigantografia del sito stesso durante gli scavi del 1949 - 1950.

Villaggio bizantino

L’occupazione bizantina, iniziata nel 535 è altamente testimoniata nel territorio xibetano dalla presenza del villaggio bizantino (550 d.C.), in contrada Canalotto, che presenta un complesso di 30 grotte adibite ad abitazione alcune anche a più piani, 2 chiese rupestri a 2 piani comprensorie di nicchie per la deposizione delle urne dei defunti e 2 palmenti rupestri. Vi si trova un ingegnoso sistema di raccolta delle acque piovane scavato lungo le pareti rocciose e che confluiva in alcune vasche. Altra risorsa idrica era la presenza di un torrente confluente nel Morello. Di incantevole paesaggio, il sito è stato dichiarato Meraviglia Italiana nel novembre 2011.

Quattrocchi

In questa contrada sono state rinvenute 2 tombe contenenti parecchi reperti tra cui un cofanetto di argilla decorato ai lati e sul coperchio e 2 inumati in una di queste, mentre nell’altra i resti di 5 corpi.

Malpasso

La necropoli (2500 – 2300 a.C.), che venne scoperta nel 1951 durante altri scavi nel territorio xibetano, comprende nove tombe di tre diversi tipi: a forno semplice, ad ipogeo e a grappolo (poiché comunicanti). Alcuni reperti sono visitabili presso il Museo Archeologico di Enna.

Valle del Coniglio

La necropoli (VI – V a.C.) è formata da 21 tombe ipogee con soffitto spiovente. I corredi funerari sono propri dei centri ellenistici della Sicilia.

San Giuseppe

In contrada Cozzo San Giuseppe si possono ammirare dei silos, un ipogeo catacombale e un insieme di grotte chiamate “grotta del Vescovo” (periodo bizantino) .Queste erano conosciute come la residenza estiva del Vescovo e sono costituite da tre ambienti. Insieme all’ipogeo catacombale di Sperlinga, è l’unico noto nel centro della Sicilia.

Calcarella

Nel vallone Calcarella si trovano 78 tombe a grotticella ed altre 18 tombe in contrada Destra, situate in cima al colle (IX – VIII sec. a. C.). I reperti rinvenuti sono conservati al Museo “Paolo Orsi” di Siracusa. In contrada Foresta si trova un altro gruppo di tombe a grotticella artificiale risalenti all’età del Ferro.

CACCHIAMO (Frazione di Calascibetta)

La frazione di Cacchiamo si trova a circa 20 km dal comune di Calascibetta di cui fa parte, situata a 860 metri s.l.m. conta 181 abitanti. La piccola frazione si è sviluppata negli anni, attorno alla masseria risalente al periodo della dominazione spagnola (XVI sec. d.C.), che è stata restaurata a cura della regione Sicilia nel 1988.

LINK UTILI :

Sito tematico sulla storia di Calascibetta http://kalatxibet.altervista.org/index.html

Sito del Museo Diocesano di Caltanissetta http://www.diocesicaltanissetta.it/la-diocesi/istituti-diocesani/museo-diocesano.html

Sito de I Musei dello splendore,dove visionare alcuni reperti di Calascibetta http://www.unipa.it/oadi/digitalia/dellutri/index.php?page=caltanissetta.002

RTC: Nadia Cagnino e Samantha Bellomo

Evoluzione Demografica

Coordinate: 37°35′00″N 14°16′00″E (Mappa)

Altitudine 691 m s.l.m.

Superficie 88,18 km²

Abitanti 4585[1] (31-10-2012)

Densità 52 ab./km²

Frazioni Cacchiamo

Comuni confinanti Bompietro (PA), Enna, Gangi (PA), Leonforte, Nicosia, Villarosa

Cod. postale 94010

Prefisso 0935

Fuso orario UTC+1

Codice ISTAT 086005

Cod. catastale B381

Targa EN

Cl. sismica zona 2 (sismicità media)

Cl. climatica zona D, 1 710 GG[2]

Nome abitanti xibetani

Patrono San Pietro in Vincoli

Giorno festivo prima domenica di agosto

Geografia

Calascibetta dista 6 km da Enna, 39 km da Caltanissetta, 80 km da Catania e 111 km da Agrigento. È situata sui monti Erei, in una zona collinare interna; sullo spartiacque fra i bacini dei fiumi Simeto e Imera Meridionale. È posta a 880 metri sopra il livello del mare, come si rileva dalla cartina dell'I.G.M..

Storia

Il nome Calascibetta deriva dall'arabo q'alat shibet che significa "il castello sulla vetta". Si presume che Calascibetta sia nata nel IX secolo come accampamento militare musulmano, sulla rocca antistante Henna, per tentare l'assedio della roccaforte bizantina.

Il territorio fu abitato già in epoca antichissima, come testimoniano le necropoli della Calcarella (XI-X secolo a.C.), di Realmese (con tombe dei secoli IX e VI secolo a.C.), di valle coniglio (sec. X-VII a.C.) e di Malpasso (età del rame).

Frequentata in epoca bizantina come attestano documenti ottocenteschi relativi a grotte basiliane affrescate, si ritiene che una vera e propria fondazione di Calascibetta sia avvenuta con la conquista normanna dell'isola, dove appare menzionata nel 1062, quando fu fortificata da Ruggero I, che fece costruire il castello denominato “Marco”, la prima cinta muraria, il primo borgo, durante l'assedio di Castrogiovanni, e il grande duomo dedicandolo alla Vergine Maria e all'Apostolo San Pietro.

In seguito rimasta città demaniale, conosce un periodo di ineguagliato splendore, favorita e preferita come fu dai re aragonesi, tra cui Pietro II che durante un soggiorno vi spirò, che la dotarono, sull'esempio dei normanni, di templi e monumenti. I suoi abitanti sono chiamati xibetani.