enna

 

La città di Enna nota con il nome di "Castrogiovanni" fino al 1926 è situata in una bellissima posizione a 931 m di altitudine su un ampio e pittoresco sperone roccioso, infatti Enna vanta di essere il più alto capoluogo di provincia italiano.

La città viene definita: "Umbilicus Siciliae" per la sua centralità geografica rispetto all'Isola, "Urbs Inexpugnabilis" dallo storico latino del I secolo a.C. Tito Livio proprio per la sua inaccessibilità ed infine "Belvedere di Sicilia" per gli splendidi ed unici panorami che da qui si possono ammirare.

A chi vi giunge percorrendo l'Autostrada Catania-Palermo, la millenaria città mostra da lontano la sua sagoma svettante resa inconfondibile dal profilo frastagliato dell'imponente Castello di Lombardia contrapposto dagli scorci del vicino paese di Calascibetta arroccato sul fianco concavo di una collina.

IL MITO DI ENNA

Il ratto di Proserpina è un mito tra i più celebri della tradizione pagana siciliana, ritratto pertanto in diverse e pregevoli opere d'arte come il gruppo scultoreo del Bernini.

Il culto di Cerere (Demetra greca), dea del frumento, ha avuto qui un'importanza particolare, a testimonianza delle coltivazioni che ancora oggi caratterizzano questa zona.

Dal racconto del celebre poeta Claudiano, Plutone, re degli inferi, deciso a visitare la terra emerse sul lago di Pergusa, nei pressi di Enna dove vide la giovane Proserpina, figlia della dea Cerere, tra le tante fanciulle intente a cogliere fiori sulle rive del lago.

Plutone decise di rapire la fanciulla e portarla con sé.

Cerere, madre di Proserpina, fu disperata alla notizia della scomparsa della figlia, e invocò l'aiuto di Giove, re di tutti gli dei, per aiutarla a ritrovare la bella Proserpina. Cerere folle di dolore provocò una grande siccità in tutta l'isola seguita da una grande carestia. Allora Giove impose a Plutone di restituire Proserpina alla madre. Ma egli, furbamente, prima di farla partire fece mangiare alla sua amata dei chicchi di melograno. Mangiandoli non sarebbe più tornata sulla terra. Giove per compassione decise che Proserpina avrebbe vissuto nel regno dei morti per sei mesi all'anno ed per gli altri sei mesi sarebbe ritornata sulla terra insieme alla madre Cerere facendo ritornare i fiori ed i frutti. I Greci spiegarono l'alternarsi delle stagioni proprio con il mito di Proserpina. E sulla punta estrema di Enna, nella Rocca di Cerere, che sorgeva nel periodo antico un tempio dedicato a Demetra.

LE ROCCHE DI ENNA


Castello di Lombardia - In fondo a via Roma. Situato sulla punta dell'altopiano, domina la città e la vallata insieme alla Rocca di Cerere, ove sorgeva probabilmente un tempio dedicato alla dea. La presenza qui di un luogo fortificato ha radici antiche, grazie alla posizione strategica. Nel periodo normanno il castello viene rinforzato. Sotto Federico II d'Aragona viene abbellito da sale che lo rendono adatto anche alla vita di corte. Quest'ultimo lo destina a sua residenza estiva: è proprio qui che viene incoronato, re di Trinacria e nel 1324 riunisce il parlamento siciliano. E' a questo stesso periodo che risale il nome del castello, probabilmente legato alla presenza di una guarnigione di soldati lombardi posta a difesa della fortezza. La pianta, vagamente pentagonale, segue le asperità del terreno. Delle venti torri originariamente esistenti ne sono rimaste solo sei (alcune solo parzialmente). La più interessante completa è La Pisana o Torre delle Aquile, coronata da merli guelfi. Dalla cima si gode di un bellissimo panorama sulla maggior parte delle catene montuose della Sicilia, l'Etna e Calascibetta. All'interno delle mura si aprono tre corti: il cortile di San Nicola, utilizzato come teatro all'aperto, il cortile della Maddalena, chiamato anche delle vettovaglie in quanto adibito a deposito dei rifornimenti in caso di assedio, ed il cortile di S. Martino ove erano situati gli appartamenti reali e da cui si ha accesso alla torre pisana. 
All'esterno, in direzione della Rocca di Cerere, si trova, addossata alle mura del castello, la statua di Euno ricorda lo schiavo che ha dato inizio alla rivolta servile.

 

Rocca di Cerere - All'estremità dell'altura, laddove si elevava il tempio dedicato alla dea del frumento, si gode di una bella vista tutt'intorno e su Calascibetta Enna.

 

Torre di Federico - All'estremità di via Roma opposta al castello. Enna in passato poteva forse essere chiamata la città delle torri. Ne esistevano moltissime, data la funzione difensiva e strategica della città. Molte sono scomparse, molte sono state incorporate, come campanili, nelle chiese, solo alcune sono rimaste torri. E' questo il caso della torre ottagonale costruita sotto Federico II di Svevia che si trova in posizione dominante al centro di un piccolo giardino pubblico.

 

Santuario del SS. Crocifisso di Papardura - Prendere via Libertà dopo l'incrocio con viale Diaz e imboccare una stradina a destra lungo la quale sono segnate le stazioni della Via Crucis. Fu costruito per inglobare la grotta in cui nel 1659 fu ritrovata l'immagine del Crocifisso, dipinta su lastra di pietra, opera forse di monaci basiliani, che ora è collocata sull'altare maggiore. All'interno begli stucchi iniziati nel 1696 da Giuseppe e Giacomo Serpotta e ultimato nel 1699 da altra mano a cui sono da attribuire in particolare le statue degli Apostoli. Pregevole inoltre il paliotto in argento dell'altare maggiore, di fattura messinese (XVII sec.): il soffitto ligneo a cassettoni è opera della fine del secolo scorso, mentre i paliotti degli altari laterali sono in cuoio dipinto e bulinato.

Evoluzione Demografica

Coordinate: 37°34′00″N 14°16′00″E (Mappa)

Altitudine 931 m s.l.m.

Superficie 357,18 km²

Abitanti 28280[1] (30-12-2013)

Densità 79,18 ab./km²

Frazioni Arcera, Borgo Cascino, Bruchito, Calderai, Cooperativa Giove, Geracello, Geraci, Girgia, Granci, Pergusa, Pizzuto, Ramata, Risicallà, Rossi, Rossi Sibbione, San Cataldo, San Giovanni, Sant'Antonino, Scioltabino, Stazione di Enna

Comuni confinantiAgira, Aidone, Assoro, Calascibetta, Caltanissetta (CL), Gangi (PA), Leonforte, Piazza Armerina, Pietraperzia, Santa Caterina Villarmosa (CL), Valguarnera Caropepe, Villarosa

Cod. postale 94100

Prefisso 0935

Fuso orario UTC+1

Codice ISTAT 086009

Cod. catastale C342

Targa EN

Cl. sismica zona 2 (sismicità media)

Cl. climatica zona E, 2 248 GG[2]

Nome abitanti ennesi

Patrono Maria Santissima della Visitazione

Giorno festivo 2 luglio

 

Geografia

Enna sorge nella parte più elevata di un'ampia dorsale montuosa, che svetta sulla valle del Dittaino a 931 m d'altitudine. Tale dorsale, avente forma di V dolce o, secondo altre interpretazioni[senza fonte], di ferro di cavallo, si trova proprio nel centro geografico della Sicilia indicato con precisione dall'obelisco della Chiesa di Montesalvo nel quartiere Monte, il cosiddetto antico umbilicus Siciliae[4][5][6][7]. I rilievi che circondano Enna fanno parte della catena dei monti Erei, montagne calcaree e arenacee poco sviluppate in altezza, che costituiscono la maggiore presenza orografica della provincia ennese. Il versante settentrionale del monte su cui Enna poggia è molto ripido con un maggiore dislivello rispetto agli altri ed è ammantato da un ampio bosco. Quello meridionale, invece, è notevolmente urbanizzato, legando fra loro la città alta e quella bassa, che si sviluppa ai piedi dell'altopiano. Il comune di Enna rientra tra i primi 30 comuni più estesi d'Italia: il suo territorio occupa infatti una superficie di 357,14 km². La porzione centro-occidentale della Provincia, costituita prevalentemente da rilevi aventi altitudine estremamente variabile, compresa tra la minima di 230 m s.l.m. e la massima di 990 m, corrisponde alla cima del monte su cui sorge la città e dove originariamente aveva sede l'acropoli antica. Circa 10 km a sud del centro storico si trova il lago Pergusa, a 677 m s.l.m., caratterizzato da un bacino endoreico, importante luogo di sosta e svernamento per decine di specie di aviofauna. Attorno le rive del lago si snoda l'omonimo circuito automobilistico. I fiumi che scorrono nel territorio di Enna hanno principalmente carattere torrentizio, tranne il Dittaino, affluente del Simeto, ed l'Imera meridionale o Salso. Enna è comunemente suddivisa in due "macro-aree":[senza fonte] Enna Alta ed Enna Bassa, cui si aggiunge Pergusa, che ne è una frazione. Tutte e tre le aree sono nettamente separate dal punto di vista geografico.

Storia

Enna ha origini incerte antecedenti all'influsso greco risalenti al XIV secolo a.C.: un villaggio, una necropoli e un tempio risalenti al Neolitico sono stati rinvenuti sui colli attorno al Lago di Pergusa, ed in particolare sul colle detto di Cozzo Matrice. Diversi altri insediamenti nascono durante l'età del rame e poi del bronzo sulle colline che circondano l'altura ennese. Tra essi, in parte già indagati, i centri anonimi di Capodarso, Juculia, Contrada Rossi. Un insediamento di una popolazione indigena, da alcuni identificata con i Sicani, sarebbe agli albori della presenza umana sul monte che, però, a causa della continua utilizzazione urbana, non ha sinora consentito grandi ricerche nell'ambito pre e protostorico. Nell'XI secolo a.C. genti che possono essere identificate con il popolo siculo, si stabilirono sull'altura. Questa presenza viene tra l'altro, confermata dalla permanenza di un dialetto arcaico fortemente caratterizzato da aspetti tipici del siculo come la presenza di una K senza alcun segno di palatalizzazione e della U mai iotacizzata. Da recenti ritrovamenti, il primo insediamento può porsi durante l'età del rame lungo la vallata del Torcicoda, il torrente che scaturisce dai pendii meridionali della città, e che da sempre rappresenta la principale via di penetrazione verso l'altipiano.