valguarnera caropepe

Valguarnera Caropepe sorge a 629 m. di altezza sulle pendici dei monti Erei in una zona concava circondata da colline che fronteggiano la mole gigantesca dell’Etna. Un territorio di modeste dimensioni, circa 932 ettari, segnato a nord-est dalle sorgenti, del torrente Mulinello, affluente del Dittaino ( l’antico Chrjsas, cioè dorato, così chiamato dai Greci per la fertilità delle terre da esso bagnate ).

Il territorio di Valguarnera confina a sud con Aidone e Piazza Armerina; a nord con Assoro; a nord-ovest con Enna. Geologicamente, esso fa parte di un più ampio bacino noto nella letteratura Geologica come Bacino della Sicilia Centro Meridionale o di Caltanissetta. La morfologia del territorio caratterizzata da un paesaggio collinare a Nord, è costituita prevalentemente da terreni a composizione argillosa, interrotti da lembi sparsi di rocce evaporitiche che producono rilievi alquanto aspri; la parte posta a sud e in corrispondenza del centro abitato è caratterizzata da paesaggi, in parte aspri, determinati dagli affioramenti di materiali quali calcarenite e sabbie, in massima parte cementate.

Sul nome Caropepe si è molto discusso e le interpretazioni, non provate scientificamente, sono varie. Sembrerebbe che, Cyrepicum e Caripa, nomi greci di paesetti nelle vicinanze di Valguarnera Caropepe, abbiano dato origine al nome medievale Caropepe. Può anche darsi che il nome Caropepe venga dall’arabo. Gli arabi dominarono la Sicilia dal secolo IX, all’XI, alla quale imposero la loro civiltà e la loro lingua. Chiamarono il territorio Ksar el Kebir, cioè villaggio grande, , in seguito, sarebbe diventato Car; el=ra; Kebir=pipi, cioè Carrapipi. Potrebbe anche darsi che gli arabi abbiano arabizzato il nome preesistente Cyrepycum o Caripa. Caropepe è il nome primitivo e solo al secolo XVI si chiamò Valguarnera.

Le prime notizie di Caropepe risalgono al 1296. Nel 1549 l’editto di Carlo V concesse a Giovanni Valguarnera, Conte di Assoro, il privilegio di edificare il paese.

Il nucleo del paese si sviluppò a ridosso della residenza dei Valguarnera, con una maglia a scacchiera, elemento strutturale comune alle fondazioni agricole del 500 e del 600, e con una struttura urbanistica portante costituita dalla croce di strade avente come asse centrale le attuali Vie Garibaldi e Matteotti.

È da ritenere, quindi, che lo sviluppo della città sia avvenuto dell’alto verso il basso. Nell’ampia Piazza della Repubblica, di forma rettangolare, sorge il Palazzo Municipale, la quale accoglie la vita sociale e politica del paese. La Piazza Garibaldi comunemente chiamata “Il Canale”, si colloca nel centro storico di Valguarnera Caropepe; in essa confluiscono la via Mazzini a sud; la via Garibaldi a est; la via Angelo Pavone – Medaglia D’Oro a ovest. Grazie alla sua posizione strategica, essa rappresenta uno snodo urbano per le vie principali che finiscono per incontrarsi e intrecciarsi in questa area urbana. Sulla piazza Garibaldi si affacciano numerosi edifici, tra cui l’ex centrale Enel, acquistata di recente dal comune di Valguarnera Caropepe.

IL PATRIMONIO RELIGIOSO

Le Chiese, testimonianza di una fede religiosa, costituiscono per il paese un pregevole patrimonio architettonico.

 

La Chiesa Madre, consacrata al Patrono San Cristofero, sorta nel 1630, con la sua monumentale facciata dall’andamento curvilineo, concavo – convesso, rivolta verso il Palazzo del Principe, ricorda le architetture barocche della Sicilia orientale; ha una pianta basilicale a tre navate con il sopralzo della grande cupola. Vi si possono ammirare buoni dipinti tra cui quello raffigurante il battesimo di Cristo.

La Chiesa dell’Immacolata, sorta nell’antico romitorio dei Padri Filippini alla periferia nord dell’abitato, conserva un prezioso quadro della Madonna delle Grazie, di scuola bizantina del 400, e una bella custodia dell’eucarestia in legno ricoperta con intarsio di tartaruga.

La Chiesa di San Giuseppe, in stile gotico, edificata nel 1921, sovrasta la Via Garibaldi. E’ il tempio dedicato al Santo, cui si rivolge la maggiore devozione, espressioni della quale sono nella ricorrenza della festa, u 'mbraculu e a tavula, voti molto significativi, di un colore e di un fascino straordinari, tra fede, cultura e tradizione.

Nella parte dell'abitato urbano che si sviluppò nei primi decenni di vita del paese, svettano i conici campanili in mattonelle di ceramica delle chiese di S.Anna(1687) e S.Antonino (1666).

La Santa Croce è situata nel punto più estremo e più alto del paese. Deve la sua origine alla devozione dei Calvari istituiti dal Venerabile P. Luigi La Nuza, che fu l’apostolo della Sicilia verso il 1640. Un’imponente Croce in ferro domina il grande spiazzale. La grande Croce è stata realizzata con struttura reticolare in profilati ad L e a T. Nella struttura reticolare è saldato un ricamo di lamiera nel quale viene raffigurato il Cristo, evidenziato dal resto del ricamo da una diversa colorazione, infatti la Croce risulta colorata con smalto di colore rosso, mentre il corpo del Cristo con smalto di colore giallo. Di chiaro stile moderno a struttura semplice e lineare, la chiesa si staglia verso il cielo assieme alla Santa Croce sulla parte più alta del monte Calvario. Ad una sola navata, presenta al suo interno un pregiato motivo musivo e delle artistiche vetrate istoriate. La struttura portante è in muratura, la particolare forma rende tutto il complesso armonioso. La particolarità del tetto sagomato a formare una concavità è armonico insieme alla sezione trasversale dell’interno.

GLI USI E LE TRADIZIONI

Come in tutte le località siciliane, anche Valguarnera vive di un radicato impulso religioso che si tramanda, intatto nel tempo, di generazione in generazione.

Il Patrono di Valguarnera è San Cristoforo, protettore degli automobilisti, a cui è dedicata la Chiesa Madre del paese fondata nel 1630. Sempre in suo onore, nel XIX secolo fu apposto presso la parete di una casa privata, un fantastico piastrellato proveniente da Caltagirone, con le effige del Santo che porta sulla spalla Gesù Bambino. Il culto di San Cristoforo venne diffuso dai Principi di Valguarnera, di origini spagnole. In onore a San Cristoforo, la cui festa si celebra il 25 Agosto, il Sindaco di Valguarnera Caropepe consegna agli automobilisti un portachiavi con l'immagine del santo, mentre le maggiori cariche religiose del paese benedicono le autovetture.

È considerato invece co-patrono, San Giuseppe, padre putativo di nostro Signore, particolarmente amato dai cittadini di Valguarnera che, nel giorno della festa del papà (19 marzo), lo ricordano con le classiche "Tavolate di San Giuseppe" (tavole imbandite di tante cibarie e pane modellato con le immagini sacre di angeli e simboli del falegname). È tradizione che a queste tavolate preparate dai devoti come ex voto, vi partecipino diverse figure chiave della vita di Gesù: la Madonna, il bambino e lo stesso San Giuseppe (la Sacra Famiglia), rappresentati da vere e proprie comparse sedute dinanzi alla tavola imbandita. Un'altra Sacra Famiglia, scelta dal parroco della chiesa tra i volontari, sfila per le viuzze del paese con costumi tipici. Maria è sempre rappresentata da una giovane ragazza e come da tradizione è il padre a tenerle ben ferma sul capo la pesantissima corona; sia lei che San Giuseppe, tengono per mano il piccolo Gesù. Oltre al pane, conosciuto ai più non solo per la forma, vi sono piatti tipici della tradizione, quali la pasta con il miele; la pagnuccata; cardi e broccoli fritti, oltre che dolci regionali come il cannolo o il bocconcino. Durante tutta la giornata i fedeli confluiscono presso la Chiesa di San Giuseppe per portare al Santo delle lunghe candele di cera detti in dialetto locale "m'bracul" (miracoli), come segno di riconoscenza o una richiesta specifica di qualche miracolo. Per tale evento sono tanti gli emigrati che tornano a godersi la festa, potendo gustare i piatti tipici della tradizione popolare e ammirare le particolari processioni di cavalli e cavalieri che portano sacchi di frumento presso la Chiesa di San Giuseppe (fondata nel 1911) che poi distribuirà ai poveri il dono ricevuto.

Molto particolare anche la processione del Venerdì Santo, probabilmente introdotta qualche secolo fa per la grande influenza di cittadine come Caltanissetta ed Enna. Valguarnera festeggia anche San Francesco e Santa Lucia. Per quest'ultima vi è l'usanza molto diffusa nell'ennese, di cucinare una determinata pietanza, la "Cucìa", fatta mettendo a bollire del frumento condito poi con olio e sale. Secondo il costume popolare, i chicchi della "Cucìa" rappresenterebbero per la loro forma particolareggiata, gli occhi della Santa, protettrice dei ciechi. La sera i vari quartieri accendono i fercoli, particolari torce denominate "Pagghiul" (Paglioli) che serviranno a loro volta a dar fuoco a "U Burgi", un falò. Ogni processione religiosa è seguita dalle confraternite, delle vere e proprie congregazioni istituite dai "confratelli" e dalle "consorelle" che presiedono in nome delle varie chiese, le processioni per le vie cittadine muniti di candele e foulard di colore differente a seconda della confraternita che rappresentano. Dinanzi a ogni gruppo vi è una sorta di gonfalone con l'immagine del Santo a cui si è devoti; a loro precede la banda cittadina.

RTC - CHIARA SCUDERI

 

 

Evoluzione Demografica

Coordinate: 37°30′00″N 14°23′00″E (Mappa)

Altitudine 590 m s.l.m.

Superficie 9,32 km²

Abitanti 8,092[1] (31-10-2012)

Densità 0,87 ab./km²

Comuni confinanti Assoro, Enna, Piazza Armerina

Cod. postale 94019

Prefisso 0935

Fuso orario UTC+1

Codice ISTAT 086019

Cod. catastale L583

Targa EN

Cl. sismica zona 2 (sismicità media)

Cl. climatica zona D, 1 557 GG[2]

Nome abitanti Valguarneresi o carrapipani

Patrono San Cristoforo

Giorno festivo 25 agosto

 

Geografia

Sebbene il territorio giurisdizionale di Valguarnera sia piuttosto irrisorio, con una superficie di appena 9,3 chilometri quadrati, i confini geografici la pongono comunque in uno scenario archeologico-storico-naturalistico di grande rilievo. Abbarbicato a 590 metri d'altezza, il paese gode di una magnifica distesa di campi coltivati a grano, vallate e colline, sul versante orientale degli Erei. Alcune di queste colline sono sature di storia e raccontano in modo perfetto, le origini dei cittadini di Valguarnera Caropepe. È il caso del Monte Rossomanno (889 metri s.l.m); un'altura ripida e scoscesa a tre chilometri dal centro abitato, che ha conosciuto negli anni la presenza di Greci, Romani e diverse signorie nel medioevo. Oggi Rossomanno è riserva naturale. Degna di menzione è anche la contrada "Monterascati" (Monte raschiato), confinante con Rossomanno e costellato di importanti insediamenti a grotta del neolitico.

Veduta di Valguarnera dal Monte Rossomanno

A pochi chilometri da questo vi è Floristella, l'attuale Parco minerario di Floristella-Grottacalda, un tempo una delle più famose miniere zolfifere d'Italia. Si ritiene che l'estrazione dello zolfo avvenisse già in epoche preistoriche, e ha dato nel tempo una possibilità di lavoro a migliaia di siciliani e valguarneresi.

Storia

Se appare ormai certo che Valguarnera fosse già popolata in epoca arcaica, come dimostrano i tanti ritrovamenti archeologici, per alcuni storici rimane ancora oggi un'incognita l'etimologia del nome con cui erano conosciuti quei primi insediamenti e dal quale si è originata l'attuale denominazione. Secondo l'arabista Lorenzo Lantieri, l'etimologia più probabile è quella araba che dalle parole Quaryat (villaggio) e Habibi (del mio amato) fa discendere il nome "Caropipi".

Tuttavia le prime notizie documentate su Valguarnera Caropepe risalgono al 1246, quando sull'attuale promontorio sorgeva l'allora feudo di Caropipi, di cui era unico feudatario tale Lamberto di Carupipi. Successivamente il feudo passò a vari proprietari: Ludovico di Pamplona; Pietro Mirone Agorizio; Muchio de Affermo e, nel 1398, i fratelli Vitale e Tommaso Valguarnera.

Fu proprio sotto i Valguarnera che il feudo crebbe tanto da ottenere nel 1549, su concessione di Carlo V, la licenza aedificandi e il conte Giovanni Valguarnera di Assoro poté trasformare finalmente il borgo in cittadina, dandole il proprio nome. Nel XII secolo Valguarnera raddoppiò il numero dei propri abitanti, con famiglie provenienti da ogni angolo della Sicilia e non solo. Il popolamento fu favorito dalle tante possibilità di sfruttamento delle terre agricole e dalla presenza delle zolfare.

Nella seconda metà del XIX secolo Valguarnera passò da 5.000 a quasi 15.000 abitanti grazie all'avanzare delle tecnologie di estrazione dello zolfo e alla produzione dei cotti. Ancora una volta Valguarnera conobbe una grande crescita demografica, con famiglie che vi si trasferivano di continuo, allettate dalla sempre maggiore richiesta di manodopera nella vicinissima miniera di Floristella e nelle fabbriche di mattoni di Grottacalda.